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Decreto dignità – modifiche al contratto di lavoro a termine

Dal 14 luglio scorso si applicano al Tempo Determinato le nuove regole previste dal DL n. 87 del 12 luglio 2018 (c.d. Decreto Dignità).

Il decreto Dignità, in vigore dal 14 luglio 2018, ha modificato la disciplina dei rapporti di lavoro, riducendo la durata massima dei contratti a termine e prevedendo il ritorno alle causali, nonchè l’incremento della contribuzione per il finanziamento della NASpI.
In attesa della conversione in legge e delle probabili modifiche che ne seguiranno, è importante capire come gestire i contratti a Tempo Determinato nuovi o già in essere, eventuali rinnovi e proroghe, per non rischiare l’automatica trasformazione del contratto a Tempo Indeterminato.

La disciplina in esame non si applica in caso di attività stagionali, come definite dal D.P.R. n. 1525/1963.

DURATA MASSIMA COMPLESSIVA

  • La durata massima dei contratti a tempo determinato senza causale è stata ridotta da 36 a 12 mesi;
  • La durata massima dei contratti con causale, reintrodotta dal decreto, è di 24 mesi.

Per il calcolo del periodo si guarda a tutta la storia lavorativa tra il lavoratore e lo stesso datore di lavoro, comprese le missioni di lavoro somministrato.

PROROGHE E RINNOVI

Il numero dei rinnovi nei 24 mesi rimane illimitato, ma viene ripristinato l’obbligo di indicazione della causale, anche se tale rinnovo cade nei primi 12 mesi di tempo determinato.

Il numero di proroghe consentite viene ridotto da 5 a 4 totali nell’arco dei 24 mesi.
Le proroghe possono essere prive di causale, ma solo nei primi 12 mesi.
Oltre i 12 mesi anche le proroghe devono contenere la causale.

È opportuno ricordare la differenza tra proroga e rinnovo di un contratto a termine.
Per proroga si intende il rinvio del termine stabilito nel contratto, con il consenso del lavoratore e ferme restando le iniziali pattuizioni (ad es. la mansione) pena l’inefficacia della proroga stessa.

Per rinnovo si intende la stipulazione di un contratto ex novo, trascorso lo stacco di 10 (per contratti di durata fino a 6 mesi) o 20 giorni (per contratti superiori ai sei mesi), previsto dal D.Lgs 81/2015 (pena la trasformazione a tempo indeterminato).

CAUSALI AMMESSE

La lettera di assunzione, in caso di rinnovo o al superamento della durata di 12 mesi, deve contenere l’indicazione della causale, dunque la specificazione di esigenze ricorrenti tra le seguenti previste dalla norma:

  • temporanee e oggettive, estranee all'ordinaria attività, ovvero esigenze sostitutive di altri lavoratori;
  • connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili, dell'attività ordinaria.

CONTRIBUZIONE AGGIUNTIVA

Per ogni singolo rinnovo di un contratto di lavoro a tempo determinato, è previsto un contributo previdenziale aggiuntivo pari allo 0,5% che va a sommarsi al contributo di finanziamento della NaspI, già in vigore e pari all’1,40%.

SANZIONI

Il superamento del limite dei 24 mesi, l’assenza della causale dove obbligatoriamente prevista e il superamento delle 4 proroghe concesse, produce automaticamente la trasformazione del contratto a tempo indeterminato.

CONTRATTI GIÀ IN ESSERE AL 14 LUGLIO 2018

Vediamo infine come comportarci con i contratti già in essere all’entrata in vigore del decreto:

  • Se ha durata inferiore a 12 mesi si potrà prorogare (rispettando il numero massimo di 4 proroghe) senza causale sino al raggiungimento dei 12 mesi, con causale se si andrà a superarli, o ancora potrà essere rinnovato, ma solo con causale anche se all’interno dei primi 12 mesi;
  • Se ha durata superiore a 12 mesi ma inferiore a 24 potrà essere prorogato (rispettando il numero massimo di 4 proroghe) o rinnovato, sempre e solo con causale e fino al raggiungimento dei 24 mesi;
  • Se ha durata superiore a 24 mesi, potrà arrivare al termine stabilito, ma senza proroghe o rinnovi.

NUOVI CONTRATTI

In attesa che in sede di conversione la normativa venga migliorata, consigliamo di stipulare contratti “acausali” non superiori a 12 mesi o che comunque non portino oltre lo stesso termine la somma dei rapporti di lavoro a tempo determinato instaurati con lo stesso lavoratore.
L’unica eccezione sono i contratti per sostituzione, in quanto al momento ogni altra causale rischia di risultare debole e non ammissibile.

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