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Mancata valutazione del rischio e lavoro intermittente – chiarimenti i.n.l.

L’art. 14 del D.lgs. 81/2015, il cosiddetto “Job Act”, prevede il divieto di ricorso al lavoro intermittente “ai Datori di Lavoro che non hanno effettuato la valutazione dei rischi, in applicazione alla normativa di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. (Comma 1, lettera c)”.

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro (I.N.L.), con una lettera circolare n. 49 del 15/03/2018 riporta alcune indicazioni in merito, stabilendo, tra l’altro, l’obbligo di assunzione del lavoratore somministrato nel caso di assenza della valutazione dei rischi.

Com’è noto, il Ministero del Lavoro, con le circolari n. 18 e n. 20 del 2012, ha sempre sostenuto che la stipula di un contratto di lavoro intermittente, in violazione alla disposizione imperativa sopra citata, comporta un vizio del contratto, ai sensi dell’art. 1419 del Codice Civile, cui segue la conversione del rapporto di lavoro intermittente in un ordinario rapporto di lavoro subordinato.

Tale conclusione si basa su un consolidato orientamento della Corte di Cassazione, che ritiene che la tutela sia tanto più necessaria per rapporti di lavoro sorti mediante l’utilizzo di contratti atipici, flessibili ed a termine, dove incidono aspetti particolari, quali la minor familiarità sia con l’ambiente di lavoro sia con gli strumenti di lavoro, dovuta alla minor esperienza ed alla minor formazione, unite alla minor professionalità richiesta ed a una motivazione attenuata proprio dall’atipicità del contratto di lavoro.

L’I.N.L., all’interno della circolare, riporta una serie di sentenza riguardanti la contestazione derivante dalla mancata presenza del Documento di Valutazione dei Rischi nelle aziende che usufruivano di lavoratori con contratti intermittenti; la ratio di tali prescrizioni è intesa come atta a proteggere i lavoratori che svolgono attività solo per brevi periodi, risultando così esposti a rischi maggiori, derivanti da una scarsa esperienza e pratica del lavoro.

Le esigenze di protezione di un diritto primario quale quello alla salute non possono che portare “alla declaratoria di nullità dei contratti di lavoro atipici, stipulati in violazione della specifica norma di prevenzione, che esige una particolare protezione per i lavoratori” (Tribunale di Vicenza, sentenza 19 luglio 2017, n. 343).

Il Tribunale di Milano, con sentenze n. 1806 e n. 1810 del 19 e del 20 giugno 2017, chiarisce che, sebbene il legislatore abbia previsto espressamente la conversione del rapporto di lavoro soltanto in caso di superamento della durata massima di contratto, “va tuttavia considerato che l’assenza della valutazione dei rischi forma oggetto di un preciso divieto alla conclusione dei contratti di lavoro intermittente. Ne consegue che, in presenza di un rapporto di lavoro subordinato e di fronte alla violazione del divieto previsto per legge, la conseguenza non può che essere la sussunzione del rapporto di lavoro nell’alveo dell’ordinario rapporto di lavoro”.

Per quanto concerne la normativa sulla sicurezza e salute dei lavoratori (D.lgs. 81/08 e s.m.i.), l’art. 28, comma 1 sancisce il fatto che la valutazione dei rischi deve riguardare tutti i i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori compresi “quelli connessi alla specifica tipologia contrattuale attraverso cui viene resa la prestazione di lavoro”.

Pertanto, all’interno del Documento di Valutazione dei Rischi (D.V.R.) di aziende che utilizzano lavoratori intermittenti, questi dovranno specificatamente essere indicati e dovranno essere previste misure tecniche ed organizzative specifiche, comprese attività di formazione, informazione ed addestramento a cura dei preposti e/o del Datore di Lavoro.

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Lettera circolare 49 del 15 marzo 2018, lavoro intermittente - assenza documento valutazione rischi - riqualificazione rapporti di lavoro

Lettera circolare 49 del 15 marzo 2018

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